Il cinema è per gli attori.
I libri sono per gli scrittori.
La poesia per i poeti.
Il cibo è ovviamente per i cuochi.
Risulta palese che i concerti sono per chi sa suonare.
La merda è per chi fa cagare.
Non fa una grinza.

La festa di San Giovanni veniva celebrata il 24 giugno, vicino quindi al solstizio d’estate ed era considerata un’occasione particolarmente “magica”. Sarebbe stata quella notte, infatti, che tutti i demoni e gli spiriti maligni avrebbero infestato la Città Eterna rendendo necessari numerosi esorcismi e rituali magici.
Le streghe avrebbero sorvolato Roma, passando sopra alla basilica di San Giovanni, per recarsi all’annuale sabba che si teneva presso il noce di Benevento. I Romani si davano appuntamento vicino alla basilica per vederle passare e si portavano con loro speciali strumenti magici di protezione tra cui le “spighette” riposte nella biancheria e il “garofoletto” ossia un piccolo fiore che veniva benedetto quel giorno durante la messa.
Ma i Romani, prima di trovarsi in piazza San Giovanni, mettevano in atto alcune scaramanzie in modo che l’abitazione, durante la loro assenza, fosse protetta dalle streghe, dagli spiriti e da qualunque altra minaccia del genere. Tra queste scaramanzie c’era la consuetudine di versare un po’ di sale sulla soglia, di incrociare le scope, e di recitare alcune giaculatorie.
L’appuntamento notturno in piazza San Giovanni, per l’occasione illuminata con le fiaccole e lampioncini colorati, si trasformò con il tempo in un allegro incontro in cui si portava del cibo, tra cui le lumache al sugo, in quanto i molluschi simboleggiavano la discordia (mangiandole, si sarebbero eliminate le avversità), si beveva il vino dei Castelli e si cantavano serenate e componimenti a braccio.
In tale occasione, dopo il 1891, nacque un vero e proprio festival della canzone romana, in seguito tramontato.
Si ricorda che nella prima edizione di questo festival accadde un inconveniente che ne tardò lo svolgimento. Nella osteria Facciafresca il palco rischiò di crollare sotto il peso dell’orchestra e,data la particolare occasione, tutti pensarono al malocchio. Il festival poté comunque continuare la domenica seguente nel teatro di varietà Grande Orfeo situato nell’attuale via De Pretis.
Un’altra particolarità dell’antica festa di San Giovanni era che in questa occasione venivano aperti al pubblico i bagni del Tevere, poiché si pensava che quel giorno il santo donasse particolari virtù magiche alle acque tra cui quelle di proteggere dal malocchio e dalle streghe. Per lo stesso motivo il popolo era solito bagnarsi le mani nella fontana di San Giovanni in Laterano.

come una semplice telefonata per avere informazioni su un corso di grafica pubblicitariasi sia trasformata lentamente in una dibattito sulla fenomenologia dell'immagine e sul suo impatto sulle masse,per poi approdare ad una aperta proposta di collaborazione.
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“La cattiva notizia è che Dio non esiste.
Quella buona è che non ne hai bisogno”
Retro di un bus ateo
La signora Smits spiega, per esempio, che uno dei suoi prodotti, sigillato ermeticamente per essere distribuito anche in situazioni estreme, è composto «al 50 per cento di grasso umano, al 50 per cento di zucchero e da un’enorme quantità di vitamine aggiunte». Non solo: per incrementare il numero dei 'donatori', l’azienda ha organizzato una riffa che assegna al vincitore una liposuzione gratis. E in un’intervista concessa a una televisione locale dell’Olanda meridionale si vede la signora Smits che mostra una borsa contenente «il grasso del primo vincitore della promozione».
«La gente può iscriversi attraverso una nostra pagina Internet e vincere una liposuzione», una volta ogni sei mesi. Nella pagina Internet, si legge anche una lettera di tale Dingana, sedicente 'beneficiaria' etiope, che ringrazia per averle consentito di sopravvivere ed aggiunge una riflessione personale: «Quando mi hanno raccontato che il cibo che mi consentiva di andare avanti era fatto di grasso umano ho sorriso: ho pensato che in Occidente la gente aveva mangiato così tanto che mia sorella ed io riuscivamo a vivere con il loro grasso in eccesso».
Davvero, non ho parole.




Nella foto, un buco nero.
Un paio di settimane fa un uomo in India aveva dato fuoco alla propria
abitazione cercando di dare la caccia a un topo e ora Rogerio Assis Cavalcante,
brasiliano, ha fatto la stessa cosa cercando di liberarsi delle zanzare.
Pensando che non avrebbero gradito il fumo, ha acceso un piccolo falò, convinto
che la sua brillante idea gli avrebbe garantito una nottata senza fastidiose
punzecchiature.
I pompieri, giunti sul posto su segnalazione dei vicini,
hanno domato l'incendio e estratto l'uomo dalla casa mentre questo stava ancora
inveendo contro le zanzare. «Se ne sono andate vero?» ha chiesto ai soccorritori
con lo sguardo allucinato. «La gente dovrebbe tenere sotto controllo le proprie
idee geniali» ha commentato un pompiere.
