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Iaia Nie

Niente, la novità è che cerco marito.
Mi voglio sposare nel più breve tempo possibile.
In una chiesetta nel bosco, lontano da tutti, quasi in segreto.
Ho capito che sarebbe la risoluzione a tutti i miei problemi.
Credo però di aver bisogno di una mano per redigere l'annuncio.

  • Sopra i 30 anni, ok.
  • Amante dei viaggi, ok.
  • In salute, ok.
  • Innamorato alla follia di me, ok.
  • Empatico, ok.
  • Che legga libri e non solo riviste, ok.
Ma non basta, occorre essere oculati per effettuare un'attenta selezione. Qualcuno mi aiuti ad ampliare la lista!
Ho proprio bisogno di una mano. Quali possono essere le caratteristiche essenziali di un buon marito per una ventisettenne che si è appena licenziata dal suo lavoro (seppur schiavizzante e con paga da fame) che tenta follemente di fare la fotografa, che ha perso qualcosa che aveva a malapena trovato e che vuole cambiare totalmente il suo modo di intendere la vita?

Ma la Marta Flavi non lavora più?
Iaia Nie
Ma com'è buio il mio obiettivo!


Nel senso che un'apertura massima di diaframma a 5,6, mi sto rendendo conto, fa davvero pena.
Ho fatto una piccola comparazione con le mie ottiche fisse, completamente manuali - ma tutte assolutamente Nikon - e l'ottica acquistata con il kit della d300 non è efficace nemmeno la metà.
Il 35 mm f 2,8 è più nitido e luminoso.
Il 50 mm f 1,8 miodddio che differenza! magnifico.
Il 135 mm f 2,8 più nitido e luminoso anch'esso.
Inizio ad odiare questo nuovo obiettivo. L'unica che abbia meno di vent'anni tra le mie ottiche. L'unica automatica, con stabilizzatore e frizzi e lazzi.
Sono sempre più convinta che la messa a fuoco manuale sia meglio di quella automatica. E che tutti questi orpelli tecnologici, alla fin fine, non aiutino a migliorare la resa delle immagini.

E ora vorrei avere un corredo di obiettivi tutti f 1,4.


Il mio obiettivo è proprio buio.
Iaia Nie
...alla mia nuova D300!


Iaia Nie
Fotografare significa cogliere attimi, sensazione, emozioni e trasferirle in maniera indelebile e duratura su un supporto che non è la memoria.
Fotografare significa impadronirsi di un'espressività mediata dalla tecnica per catturare emozioni fatte di luce.
Fotografare significa apprendere tecniche e metodologie per esprimenrsi attraverso linguaggi fatti di luce ed ombra.

Imparare a fotografare è semplice e difficile contemporaneamente, significa allenare la mente e l'occhio a soffermarsi su cose e situazioni che tutti viviamo quotidianamente cogliendone il significato profondo.
Imparare a fotografare significa abituarsi a guardare anziché a vedere, partecipando a fondo e rendendo partecipi tutti coloro che ci stanno attorno delle nostre visioni.

Iaia Nie
Come si fa in un giorno
a costruire la vita?

Iaia Nie

Amo sorprendermi.
E devo ammettere che ci riesco sempre fin troppo bene.
Iaia Nie
Nella foto: Il Tevere dalla Metro A

Ogni mattina prendo la metro per andare a lavoro. Solitamente ho l'ipod alle orecchie ed il mio libro in mano. Mi isolo da tutti gli altri pendolari, assorta nella fruizione della mia musica e letteratura preferita del momento. L'unica eccezione la concedo in quel breve, piccolissimo istante in cui il treno passa in superficie, uscendo dalle buie gallerie claustrofobiche, facendomi godere un bellissimo scorcio della mia città. Tra la stazione Flaminio e Lepanto, il serpentone che ci porta tutti nelle destinazioni più grigie, fa capolino e attraversa un ponte sul Tevere, in questi giorni baciato da uno splendido sole. Vi sembrerà stupido, sciocco, infantile ma quell'istante, seppur fugace, mi trasmette tantissima serenità. Faccio un respiro profondo e...e poi nuovamente nel rinchiusa nel tunnel sempre più vicina a rinchiudermi in una stanza d'ufficio. Vabbè. Questa sviolinata però non c'entra un benemerito con l'argomento fulcro di questo post. Quello che mi preme esternare è ben altro. Oggi non avevo voglia di leggere il mio libro e, con ipod alle orecchie, durante il tragitto mi guardavo in giro. Il mio sguardo cade inevitabilmente sui titoli dei vari quotidiani gratuiti distribuiti nella capitale, perchè di leggere qualcosa sembra non ne possa fare proprio a meno. Ebbene, uno di questi pseudo-editoriali sparava un gran bel titolone che mi ha fatto proprio girare le palle, altro che Tevere, sole e serenità:
"Il 75% dei laureati trova lavoro. In questo periodo di crisi, un pezzo di carta serve".
Ora spiegatemelo voi, perchè io ancora non l'ho capito. Non sono la preparazione, gli anni di studio, il bagaglio culturale che apportano un valore aggiunto all'individuo, valutato dal punto di vista delle beneamate "risorse umane"? Perchè lo chiamano "pezzo di carta"? Davvero tutto quello che facciamo si riduce al "pezzo di carta? E se davvero è il "pezzo di carta" il solo che può aiutarci, allora mi viene il dubbio: probabilmente ci serve per pulirci il culo, perchè questo sistema fa cagare.

Iaia Nie
Il pensiero di questa settimana, martellante nella mia testa, è un po' grezzo:

Che senso ha dedicare la propria giornata al lavoro, se poi non si ha il tempo di dedicarsi ai propri hobby, alle proprie passioni? 
Che senso guadagnare soldi per poi spenderli in oggetti che non si ha il tempo di utilizzare?

Partorisco questo atroce pensiero dopo una giornata di lavoro, in cui si sono presentati mille problemi che ho sbrigato in fretta e furia per uscire all'orario prestabilito, senza sfociare negli straordinari, per arrivare in tempo al corso di fotografia, la mia passione che non riesco a coltivare come vorrei, come DOVREI, per mancanza di tempo. Perché tra "più soldi" e "più vita" scelgo ad occhi chiusi "più vita".

Seguo questo corso - davvero molto costoso - da mesi. E posso permettermelo solo perché ho un lavoro. Ma grazie al mio lavoro non riesco a frequentare regolarmente. Soprattutto non riesco a ritagliare gli spazi che meriterebbe.
Qual è il giusto compromesso? In cosa sto sbagliando? Perché che c'è qualcosa di marcio, è oggettivo.
A questo punto il pensiero della settimana si traduce in: 

Apri le mani e lascia cadere. Meno trattieni e più possibilità hai di afferrare. Il vero Potere viene a noi dal vuoto.

E pochi hanno il coraggio di seguire questa direttiva.
Io, evidentemente, non sono fra questi.

Per caso qualcuno ha da offrirmi un lavoro alle Poste?


Iaia Nie

Non sei pagato per credere nella potenza dei tuoi sogni.
Iaia Nie


Iaia Nie
Primo post scritto
  • dalla mia nuova scrivania,
  • dal mio nuovo computer,
  • dalla mia nuova postazione...
insomma, dal mio NUOVO LAVORO!
Iaia Nie


Ma questa volta non me la lascio scappare questa occasione!
Iaia Nie
"Di norma le donne girano per il mondo 
  senza il manuale d'istruzioni.
  Tu però 
  un'occhiata ad un depliant 
  devi averla data."

Questo è il complimento più grazioso - e più gradito - che mi sia stato fatto negli ultimi mesi.
Forse nell'ultimo anno.

Da un collega della mia (ennesima) nuova sede di lavoro.
Iaia Nie
Sconcertante:
come una semplice telefonata per avere informazioni su un corso di grafica pubblicitaria 
si sia trasformata lentamente in una dibattito sulla fenomenologia dell'immagine e sul suo impatto sulle masse,
per poi approdare ad una aperta proposta di collaborazione.
Iaia Nie

Tagli al personale.

Presente.
Iaia Nie

Da Sabato sono a casa malata. Mi si è infiammata una vertebra o che so io...porto il collare e faccio tre punture al giorno sul culetto.
Dolore incredibilmente lancinante. Continuo. Non riesco neanche a girarmi nel letto, figuriamoci alzarmi. Mi è praticamente impossibile alzare le braccia per pettinarmi.
Chiamo la mia capa per dirle che non potrò lavorare tutta la settimana. Lei con voce soave risponde: "Beata te, quanto ti invidio lì a casa!"
Ora, io dico, arrivare ad invidiare una persona malata ha un non so che di marcio. Calcolando poi che se non lavoro non mi pagano e che lei percepisce un compenso orario più alto del mio...dal marcio si passa al putrefatto.
Bella mia, o hai sbagliato lavoro o hai spento il cervello.
Queste sono le uscite che mi fanno più incazzare!


Iaia Nie
...sono disponibile per qualsiasi sostituzione.
Ma porca vacca, mi hanno preso in parola! Questa mattina mi hanno chiamato alle nove del mattino per sostituire una collega alle dieci. E meno male che ieri avevo preso in giro i miei amici che si sarebbero dovuti svegliare tardi!
Così, me la sono cercata...lavoro tutta questa settimana più il sabato (che per me è quasi sempre lavorativo) e la domenica, perchè abbiamo un "porte aperte" per il lancio di un nuovo modello...e poi la settimana ricomincia con il lunedì. Tutti i giorni. Dieci ore abbondanti quotidiane.
... ... ... insomma, volevo proprio fare un post divertente ed allegro, avevo già l'argomento... ... ...ma sto ammusata e non mi esce niente di vagamente spensierato.
Quindi, ecco a voi il benedetto Pensiero Ordinatamente Confuso di questa settimana:



Il troppo stroppia
Iaia Nie
Il mio lavoro è così. Se non ci vado non mi pagano la giornata. Giusto, contro l'assenteismo!
Oggi, insomma, non ho guadagnato una lira...

...ieri notte, verso le due, mi sono svegliata in preda ad una tremenda nausea e sudori freddi: le maledette pizzette comprate amorevolmente da mamma (e mangiate voracemente da me) mi erano rimaste sullo stomaco. 
So che non è una bellissima immagine ma sono dovuta andare a vomitarle...e solo dopo ore di sforzi e tentativi sono potuta tornare nel mio lettino. Distrutta ma soddisfatta. A questo punto mi sono resa conto che mai e poi mai avrei potuto affrontare un'ora di traffico verso Torrino, dieci ore di lavoro ed un'altra ora di traffico verso San Giovanni...almeno non nelle prossime dodici ore.

Mando un messaggio al mio capo spiegandole la vomitata e dicendo che se non trovano una sostituta, che devo fà, ci vado io. 

... ... ... 

...poi mi viene in mente lei! Lei, la mia collega preferita, quella con la quale mi vedo anche extra moenia (insomma, fuori dal lavoro), quella con la quale mi trovo meglio. Ma, soprattutto, quella che soffre d'insonnia. Le mando un messaggio chiedendole se può sostituirmi e in meno di un quarto d'ora, cioè alle 3 e mezza di notte, ottengo la sua risposta...positiva!

Insomma, se oggi sono qui al computer a scrivere un post sul mio blog, con vestaglia e maglioncino (che già sento freddo), mentre fuori impazza la bufera (nella Capitale sta diluviando)...beh, è grazie a questa santa santissima ragazza. 

Sono davvero commossa. Tendo a non chiedere mai favori ed a non confidare nell'aiuto altrui...tutto ciò mi sta facendo rivalutare il genere umano.
Iaia Nie
La solita storia. Noi Italiani siamo indiscutibilmente dei mammoni. 

Escludendo chi non è della Capitale e qui c'è venuto per studiare, la maggior parte dei miei amici vive ancora a casa di mammà. Qualcuno, pur di non lasciare il proprio nido è addirittuta riuscito a far sloggiare l'amata mammà dalla residenza familiare, insediandocisi a forza, prepotentemente.

Vuoi che comprare casa è ormai un'utopia qui, grazie al caro prezzo ed ai mutui ottuagenari...se te li concedono, vuoi che il prezzo degli affitti è così alto che dopo averlo pagato non puoi permetterti di affrontare il costo della bolletta dell'immondizia, vuoi che, bene o male, abbiamo tutti lavori precari, vuoi che, parliamoci chiaro, è bello tornare dal lavoro e trovare il letto rifatto, la casa pulita, la spesa già fatta, vuoi che come cucina mammà non cucina nessuno...stiamo ancora tutti qua!

Io sono tornata a casa dopo una convivenza di qualche anno con quello che è stato il mio fidanzato storico. Sono tornata da mammà perchè dividere le spese in due è ben altra cosa che accollarsi tutte le spese da sola. Sola non gliela posso proprio fà. E mi sento ormai un po' troppo cresciuta ed esigente per mettermi a dividere casa con sconosciuti. Inoltre mi fa incazzare da morire il pensiero che ogni mese regalo soldi a gente, soldi che potrebbero essere accumulati per, un giorno, comprare una casa mia. E così continuo a vivere a casa di mammà. Inferocita, infastidita ma sempre da mammà sto.

Ogni tanto mi viene l'irrefrenabile voglia di prenderla sta casa in affitto, magari con questi benedetti sconosciuti, che tanto ognuno c'ha i suoi spazi, la sua camera...magari prenderla vicino a dove lavoro, così eviterei ogni giorno trenta chilometri e 50 minuti di traffico all'andata e al ritorno. Poi ritorno sul pianeta terra e mi rendo conto che non so quanto lavorerò dove sto lavorando e che se spendessi il mio stipendio in affitto e bollette chi pagherebbe le spese della macchina e tutte le altre minchiate quotidiane?

Un serpente che si morde la coda. Odio questo maledetto serpente!

Consoliamoci, noi poveri Italiani, pensando che in Madagascar c'è qualcuno che, in quanto a mammosità, ci sta una spanna avanti, ci batte decisamente: è il camaleonte. Passa ben due terzi della sua gaia esistenza dentro l'uovo... otto mesi. Uscito dall'uovo riesce a vivere solamente per altri quattro.


... ... ...vuoi vedere che il motivo per cui da mammà non ci vogliamo staccare, in fondo in fondo, è il mero istinto di spravvivenza?
Iaia Nie
Domani proprio non mi va di andare a lavorare
... ... ...
Speriamo nevichi.