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Iaia Nie
"Non so dirti quanto ti amo", disse lei.
"Prova", disse lui.
"Ti voglio molto bene", disse lei.
"Non c'è male", disse lui.
Iaia Nie
Ovvero il mondo del bambino.

Quell'Universo dove tutto può essere risolto con un "facciamo pace?".
Un ecosistema dove tutto si fonda su "voglio solo stare bene".
L'habitat usuale del "non capisco" per affrancarsi dai problemi e dalle spiegazioni.

Spesso relazionarsi con gli abitanti di questo mondo ci fa sentire felici. Spensierati. Pronti ad affrontare il futuro in modo inaspettato. Ci permette di guardare attraverso i problemi, non nel senso di analizzarli ma di non vederli proprio.

Le controindicazioni? A lungo termine approcciarsi con gli indigeni di questo continente causa enorme frustrazione.


Iaia Nie

Ebbene, miei cari, sembra che il mondo sia popolato da più ottimisti di quanto io credessi.
Ben tre quarti delle risposte al mio sondaggio precedente sono a favore della "speranza".
Eppure io non sono totalmente d'accordo con voi. Non vedo nella seconda scelta un chè di negativo.
Trovo sbagliato vivere nella speranza. 
La speranza non può assolutamente trascendere dall'insoddifazione. Nel momento stesso in cui speriamo di ottenere qualcosa, siamo più o meno consci del fatto di non essere soddisfatti di ciò che attualmente abbiamo. E questo è un dato di fatto.
Cosa succede se iniziamo a sperare nell'arrivo di un qualcosa che nella nostra vita non arriva mai? 
La speranza è un' arma a doppio taglio. Se vogliamo, un po' assimilabile alla funzione che la religione - e quindi Dio - ha per alcuni. Entrambi ci permettono di riporre le nostre frustrazioni nelle mani di terzi; un rifugio troppo comodo, a volte. Ma che spesso e volentieri aiuta nei momenti più difficili, di sconforto.
Il problema è che non è facile fare a meno di questi rifugi. Sarebbe troppo bello - e troppo facile - riuscire a dare un senso a tutto quello che capita e, di conseguenza, ad accettarlo.
Iaia Nie
L'ho sempre detto: Mangiare bene mette di buon umore.
Ed è indiscutibile: soprattutto in Italia, mangiare bene vuol dire "pasta".
Ora, questa formula per una vita felice è stata avvalorata da serie ricerche in campo nutrizionale: è stato scoperto che la pasta contiene un amminoacido in grado di trasformarsi in  serotonina, il famoso ormone della felicità, che provoca una grande sensazione di benessere e piacere.
Nonostante gli Italiani rimangano al primo posto a livello mondiale per il consumo di pasta, le quantità pro-capite ingerite stanno calando vertiginosamente. Ecco si spiega perchè in giro si vedono solo facce incazzate: sono tutte persone che hanno rinunciato a un bel piatto di amatriciana a favore di un'insipida insalata, magari scondita!!!
I dati scientifici dimostrano come con un'alimentazione priva di carboidrati si rischia, dopo qualche mese, depressione, irritabilità ed insonnia. Ma anche problemi ai reni ed al cuore. Al contrario un bel piatto di pasta permette una lenta secrezione di insulina permettendoci di difenderci dall'obesità. E ancora, sazia prima dell'odiosa insalatina ed ha un'elevata digeribilità.
Come mio personale contributo aggiungo l'innegabile preferenza ad avere qualche curva in più (molto apprezzata dal sesso opposto), rispetto all'essere tutt'ossa: qualche chilo in più mi ha permesso di avere anche una bel paio di tette...che con la taglia 38-40 di certo non avevo...grazie ciccia!
Quindi, basta cazzate! Mangiatevi un bel piatto di pasta, che siete più belli e più felici.
Iaia Nie
Oggi mi è venuta voglia di iniziare una nuova rubrica, un nuovo appuntamento settimanale: pillole di psicologia sociale.
Con questa rubrica unisco l'utile al dilettevole. Utile perchè sembra che io mi stia pian pianino scordando taaanti concetti studiati pochi anni or sono e in questo modo mi rinfresco la memoria, dilettevole perchè credo che la psicologia sociale e le branche derivate ed affini ad essa siano molto interessanti anche per i "non addetti ai lavori".
Detto ciò, oggi si parlerà di MOTIVAZIONI UMANE. Eh, si! Anche se gli esseri umani sono organismi estremamente complessi, sono solo due le motivazioni fondamentali che orientano l'agire sociale: il bisogno di essere il più accurati possibile (social cognition) ed il bisogno di giustificare ogni nostro pensiero ed ogni nostra azione per sentirci in pace con noi stessi.
Non c'è dubbio che ognuno di noi abbia bisogno di vedersi come un essere decente, competente ed affidabile. In gergo, questa necessità di mantenere una buona immagine di noi stessi, può essere definita bisogno latente di autostima. Questo ci porta dritti dritti ad una classificazione delle motivazioni sottese ai comportamenti, spiegate appunto tramite l'approccio basato sull'autostima.
  • La giustificazione del comportamento precedente: è davvero difficile confessare i propri errori. Spesso le persone si danno una spiegazione diversa dalla realtà in modo da uscirne sotto una buona luce. In questo modo si ha una visione imprecisa del mondo, un'interpretazione distorta che ci fa sentire bene con noi stessi.
  • La sofferenza e l'autogiustificazone: è la mia preferita! Parto subito con un esempio da manuale: in America per entrare a far parte di un gruppo all'interno dei college bisogna superare un rituale spesso doloroso ed umiliante. Ebbene, più doloroso ed umiliante è il rituale, più i membri del gruppo sono contenti di farne parte e sono affezionati ad esso.
    La psicologia comportamentista ci insegna che sono le ricompense, e non le punizioni, a spingerci a preferire le cose che vi sono associate. Ma è una spiegazione troppo semplicistica; gli esseri umani hanno bisogno di giustificare il loro comportamento passato. L'esigenza di mantenere un'immagine positiva di sè spinge a commettere azioni paradossali come preferire ciò che fa soffrire piuttosto che ciò che apporta benessere! (DANG!!! ora si spiega tutto...)
  • Le aspettative sul mondo sociale: le nostre aspettative sul mondo sociale spesso non combaciano con la percezione accurata di esso. In questo caso, per ridurre la dissonanza, ci comportiamo in modo da creare le condizioni che confermano le nostre aspettative. Chiamiamo questo fenomeno "la profezia che si autoadempie". Esistono molteplici modi per giungere alle impressioni sbagliate quando si cerca di percepire la realtà in modo accurato! (mmm, ne so qualcosa!).

Ok, basta. Per oggi sono stata abbastanza tediosa.
La settimana prossima si parlerà di scorciatoie mentali...perchè siamo tutti un po' pigri!

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