Iaia Nie

Ebbene, miei cari, sembra che il mondo sia popolato da più ottimisti di quanto io credessi.
Ben tre quarti delle risposte al mio sondaggio precedente sono a favore della "speranza".
Eppure io non sono totalmente d'accordo con voi. Non vedo nella seconda scelta un chè di negativo.
Trovo sbagliato vivere nella speranza. 
La speranza non può assolutamente trascendere dall'insoddifazione. Nel momento stesso in cui speriamo di ottenere qualcosa, siamo più o meno consci del fatto di non essere soddisfatti di ciò che attualmente abbiamo. E questo è un dato di fatto.
Cosa succede se iniziamo a sperare nell'arrivo di un qualcosa che nella nostra vita non arriva mai? 
La speranza è un' arma a doppio taglio. Se vogliamo, un po' assimilabile alla funzione che la religione - e quindi Dio - ha per alcuni. Entrambi ci permettono di riporre le nostre frustrazioni nelle mani di terzi; un rifugio troppo comodo, a volte. Ma che spesso e volentieri aiuta nei momenti più difficili, di sconforto.
Il problema è che non è facile fare a meno di questi rifugi. Sarebbe troppo bello - e troppo facile - riuscire a dare un senso a tutto quello che capita e, di conseguenza, ad accettarlo.
3 Responses
  1. Stefano Says:

    Be' guarda che la speranza sta scritta nel nostro dna come l'istinto di sopravvivenza.
    Credere in qualche cosa che si avveri e' un po' come sfidare la vita.
    :)


  2. Vucil Says:

    ciaoo un saluto al volo


  3. Psicotango Says:

    Il dolore, cui la speranza è connessa, cerca umanamente un testimone. Una volta c'era Dio. Poi Dio è morto e il testimone della propria sofferenza si trova tra i commentatori e i lettori del proprio blog, nelle condotte autolesionistiche o in quelle apparentemente di segno opposto di edonismo assoluto. Non credo si tratti di pessimismo versus ottimismo, ma di normalità e patologia. La consapevolezza di non avere qualcosa può essere sia il delirio di rovina di un depresso che la manifestazione di serena forza interiore. D'altra parte, rinunciare al desiderio insito nella speranza può essere espressione di un rapporto pacificato con la realtà e con sé stessi, ma anche la morte del pensiero. Un sorriso.